A chi risponde il segretario?

di Emilio Natarelli

Il segretario regionale Danilo Leva fa finta di non capire ovvero non vuole capire, per cui continua a far finta di nulla, pur di non volere affrontare una realtà che già più volte gli ha dimostrato in modo lampante – e purtroppo disastrosa per il nostro partito, come le vicende di Termoli e Montenero hanno significato – che la politica vuole coerenza tra quello che si dice e quello che si fa, linearità di azione, ma soprattutto lealtà anche nei confronti dei principi per i quali si combatte (mi riferisco, é evidente, alla sua dichiarata appartenenza alla mozione Bersani).

Quando parla di un “fantomatico coordinamento dell’area Bersani” evidentemente fa finta di non capire, in quanto questo coordinamento non deve essere tanto fantomatico (dal Garzanti: inconsistente, immaginario, irreale) se lui stesso riconosce che nella votazione in assemblea regionale la sua relazione ha ottenuto solo il 60% dei consensi.

Non deve essere tanto fantomatico questo coordinamento se sempre riconosce che occorre favorire l’unità interna del Partito Democratico attraverso una ridefinizione di tutti gli organismi dirigenti” ovvero sollecita che  “sia arrivato il momento di superare le divisioni interne affinché questo partito non sia soltanto la sommatoria di correnti e correntine, ma possa essere un soggetto plurale, ma unitario”.

Solo che queste esortazioni non le fa e non le ha fatte nei confronti di quegli iscritti al partito democratico che hanno formato l’associazione “alternativa@” (a proposito di correnti e correntine!) che si propone obiettivi politici divergenti rispetto a quelli del partito democratico, com’è ben scritto nella nota del coordinamento dell’area Bersani e formula programmi politici autonomi; ma, anzi, il nostro segretario è attivo sostenitore di questa associazione politica non perdendosi alcuna sua iniziativa.

Vorrei sapere se il nostro segretario, cioè il segretario del Partito Democratico, fa ancora parte del nostro partito oppure di quella associazione che con il nostro partito nulla ha a che fare.

Sarebbe opportuno che il nostro segretario, se si sente ancora tale, riflettesse sul fatto che le assemblee regionali, per farsi, devono essere sollecitate e convocate dalla minoranza della mozione Bersani, i circoli sono completamente assenti, né mai vengono convocati per discutere delle iniziative politiche da intraprendere, l’azione del nostro partito sul territorio è totalmente carente.

Vorrei semplicemente chiedere al nostro segretario qual è la politica del nostro partito sulla sanità regionale? Sul lavoro? Sulla scuola e l’università? Sull’ambiente e il territorio? Sono mai stati su questi argomenti sollecitati i circoli e le assemblee a discutere, a predisporre programmi e azioni d’intervento?

Si continua a svolgere un’azione politica di supporto nei confronti di chi si riconosce in posizioni estremamente minoritarie nel nostro partito, come quelle portate avanti dall’ex ministro della pubblica istruzione Fioroni che i professori molisani conoscono e ricordano molto bene per alcune decisioni poste in essere nella nostra regione.

Sarebbe opportuno che il nostro segretario prestasse più attenzione alle ragioni della mozione Bersani, ma soprattutto non si facesse coinvolgere in iniziative e programmi che non prospettano alcun cambiamento e tanto meno alternative al sistema di potere del centro destra e di Michele Iorio, ma che sono, com’è stato ricordato dal documento del coordinamento “la fotocopia sbiadita delle attività di Michele Iorio”.

Il Molise ha bisogno di radicali cambiamenti che si devono realizzare attraverso politiche limpide e non compromissorie, che devono trovare espressione in programmi e persone che possano essere riconoscibili e riconosciute come autenticamente democratici e che non siano frutto di riciclaggi politici di basso profilo.

Il centro sinistra ha vinto nella nostra regione quando ha saputo esprime cambiamenti limpidi con programmi e persone che testimoniavano una storia diversa e nuova, si pensi alle vittorie di Veneziale, Massa, Di Stasi e tanti altri che in comuni piccoli e grandi hanno segnato stagioni di rinnovamento.
Per tali ragioni, viste anche le prossime scadenze elettorali, non è assolutamente accettabile che vengano riproposti ai massimi livelli istituzionali personaggi che non hanno mai fatto parte del centro sinistra e non hanno mai sostenuto le battaglie di cambiamento, perché su questo credo che tutte le forze progressiste, che si riconoscono in un’autentica politica innovativa, saranno vigili e non consentiranno operazioni di trasformismo e riciclaggio

L’urgenza dell’assemblea regionale del Partito Democratico

Il 19 dicembre l’assemblea provinciale dell’Area Bersani di Campobasso ha discusso e adottato un documento politico sollecitando formalmente un urgente convocazione dell’Assemblea Regionale del Partito Democratico.

E’ opportuno dar seguito a un obbligo statutario e affrontare negli organi di partito i nodi politici di una fase concitata che potrà vedere il ritorno anticipato alle urne per il Governo Nazionale oltre agli appuntamenti già programmati per le elezioni comunali, provinciali e regionali.

La costruzione di una coalizione di centro-sinistra coesa sul nostro territorio può agevolare la sconfitta di un PDL allo sbando con un Presidente del Consiglio dei Ministri alle prese con vicende che hanno poco a che vedere con i drammatici problemi della crisi economica e sociale che assilla il Mezzogiorno e colpisce le fasce popolari più deboli.

Anche in Molise il PDL va sgretolandosi e la campagna acquisti del Centro-Destra mostra il segno di una debolezza strategica di un progetto politico fallito che ha arrecato danni immani alla nostra regione. In questo frangente il PD può svolgere con responsabilità la funzione di cardine di un alleanza programmatica di Centro-Sinistra capace di valorizzare le migliori energie della società civile e del mondo della cultura, del lavoro e dell’impresa. Ma spetta per l’appunto al Partito il ruolo preminente di soggetto politico che assume a sé la responsabilità dell’azione aggregante e dell’iniziativa programmatica valorizzando le molteplici competenze interne che meritano attenzione e rispetto.

Il documento dell’assemblea dell’Area Bersani

Un governo sordo alle proteste di studenti, ricercatori e professori, che vuole solo distruggere l’università pubblica.

di Giuseppe Macoretta

In questi giorni al Senato si sta consumando un atto di estrema arroganza politica di questo governo, tenuto in piedi da tre deputati raccattati qua e là in cambio di chissà cosa.

Il Ministro Gelmini è sordo alle proteste che ormai da 4 mesi gli studenti e tutto il mondo dell’università e della ricerca stanno portando avanti in difesa del diritto allo studio e della qualità dell’università pubblica, e sulla spinta degli incitamenti della Conferenza dei Rettori e di Confindustria, sta cercando di far approvare il suo DDL entro domani pomeriggio senza alcuna modifica.

E’ un dovere morale opporsi ad un disegno di legge che continua a ridurre i finanziamenti al diritto allo studio ed all’università pubblica, che introduce il meccanismo dei prestiti d’onore trasformando il diritto allo studio in diritto all’indebitamento,che concentra nelle mani del rettore e del consiglio di amministrazione un potere quasi assoluto, che prevede l’ingresso di membri esterni nei CDA e che aumenterà il precariato dei giovani che lavorano negli atenei.

Bastano pochi numeri per dimostrare come da 3 anni il governo stia tagliando finanziamenti all’istruzione pubblica e dimostrare che le affermazioni del ministro e di tanti opinionisti televisivi siano solo propaganda. Questo è l’andamento del Fondo nazionale per le borse di studio: 2009 – 246 milioni di euro, 2010 – 100 milioni, 2011- 126 milioni, 2012 – 26 milioni, 2013 – 12,9 milioni. (fonte Miur e Senato della Repubblica)

Germania e Francia investono 1,4 miliardi di euro per finanziare il Diritto allo Studio, l’Italia ci mette a stento 500 milioni di euro, eppure questi tre paesi hanno lo stesso numero di studenti. Infatti, nel nostro paese, non si riesce nemmeno a garantire la borsa di studio a tutti gli studenti che ne avrebbero diritto!

Il nostro paese dovrebbe ringraziare tutti gli studenti ed i docenti che, dopo mesi di proteste e di mobilitazioni, anche in questi giorni in tutta Italia stanno protestando per salvare l’università pubblica e con essa il futuro dell’Italia.

 

L’andamento dal 2000 al 2013 del Fondo nazionale per le Borse di studio

La distruzione dell’università pubblica e del diritto allo studio

Domani la Camera dei Deputati inizierà a discutere e votare la riforma dell’università del ministro Gelmini, che il governo Berlusconi e tutte le lobby che lo stanno incalzando vogliono approvare a tutti i costi entro venerdì.

Il DDL più che un riforma dell’università, che pure sarebbe necessaria, è un testo volto a distruggere l’università pubblica ed il diritto allo studio dei nostri giovani. Da un lato si introducono norme che affidano servizi e scelte sul futuro dell’ateneo ai privati ed alle banche e dall’altro si confermano gli enormi tagli previsti dalla prima legge finanziaria di Tremonti; basti pensare che il testo “senza maggiori oneri a carico della finanza pubblica” è ripetuto per ben 15 volte su 25 articoli, un record!

Per il prossimo anno il governo aveva previsto un taglio di 1 miliardo di euro al Fondo di Finanziamento ordinario delle università ed un taglio del 90% dei fondi per le borse di studio, dopo le proteste degli studenti e dei docenti di mercoledì scorso per il prossimo anno i tagli sono stati ridotti a 300 milioni, tuttavia per il 2012 si riproporrà una situazione ancora peggiore (con il fondo borse di studio che passerà dai 250 milioni del 2009 ai 12,5 milioni del 2012). Queste sono le cifre di un attacco ignobile all’università pubblica ed al diritto allo studio di migliaia di ragazzi, che non potranno più ricevere la borsa di studio e non potranno studiare perché il governo decide di destinare ad altro le risorse che pure ci sono. Infatti nel mentre si tagliano le università pubbliche, vengono reintegrati tutti i tagli agli atenei privati, che continuano a ricevere un’enormità di fondi dallo stato.

L’art. 34 della Costituzione recita: “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio […].”

Il DDL Gelmini invece distrugge in un sol colpo tutto ciò.

Da una parte si introduce il tanto propagandato Fondo per il Merito, destinato ad erogare prestiti d’onore a studenti scelti senza alcun requisito di reddito, prestiti che gli studenti dovranno restituire al termine degli studi, con il solo risultato che gli studenti meno abbienti si troveranno indebitati con una banca ancor prima di iniziare a lavorare.

Dall’altra all’art. 5 si dà una delega al governo affinché riformi il sistema attuale di diritto allo studio a proprio piacimento e senza alcuna possibilità di controllo parlamentare. Questo articolo è l’arma con cui il ministro potrà distruggere tutto il sistema di diritto allo studio, e senza rispettare nessun paletto dato che con le ultime modifiche hanno cancellato dai Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) per il diritto allo studio: borse di studio, trasporti, assistenza sanitaria, ristorazione, accesso alla cultura, alloggi.

Cosa ci rimarrà? Cosa ne sarà del futuro e del diritto allo studio di tanti giovani?

Un patto per lo sviluppo economico del Molise

Eugenio Di Blasio

Credo che sia giunto il tempo per predisporre il documento programmatico da portare a corredo del programma politico per il rinnovo del consiglio regionale del Molise che si terra’ l’anno prossimo.

Siamo chiamati a predisporre tale programma soprattutto come aderenti al partito democratico, il partito che piu’ di tutti potrà e dovra’ costruire la svolta politica di questa regione.

Ma non potranno piu’ tirarsi indietro le forze piu’ interessate alla crescita economica, ovvero gli ordini professionali ( avvocati, ingegneri, commercialisti, medici….) , le associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori, l’universita’, le camere di commercio, gli enti di supporto alle fasi dei cicli economici , presenti in regione.

E’ necessario percio’ sottoscrivere il manifesto che raggruppi tutte le persone che vogliono far passare le proprie idee e proposte, che vogliono tornare ad essere attivi, in una fase nuova della nostra regione .

Il nostro partito e’ chiamato a concedere la piattaforma per predisporre il business plan per il rilancio economico della regione. Solo se sapremo costruire tale programma, non si trovera’ difficolta’ a trovare la rete delle alleanze politiche, che sicuramente potra’ garantirci la vittoria alle elezioni regionali.

Intendo da questa pagina , far partire tale progetto, e di iniziare una prima riflessione da subito a riguardo alla innovazione e alla ricerca.

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Il rispetto per i lettori

Paolo de Chiara

Le gravi inesattezze di “Peek a boo”, da PrimapaginaMolise.it del 13 giugno 2010

E’ davvero strano rispondere, per smontare le accuse gratuite, ad un “personaggio” che si nasconde dietro ad uno pseudonimo. Però è necessario anche questo passaggio per sgombrare definitivamente il campo da ogni inesattezza, costruita ad arte. Sono rimasto sorpreso dalle parole insensate utilizzate nel lungo articolo, messe insieme solo per raccontare male una vicenda molto più complicata.

Partiamo subito dalla gestione dell’ex direttore della rivista mensile il Ponte Giancarlo Mammarella, che continuerò a ringraziare per l’opportunità concessami in questi anni (prima di dirigere insieme ad altri due colleghi, posso dire di aver avuto il piacere di collaborare con il direttore Mammarella per un paio d’anni).

Anche se “Peek a boo” ha fatto finta di dimenticarlo, dall’ottobre del 2009 il Ponte è stato affidato, dallo stesso Mammarella, a tre soggetti: un direttore responsabile (Aldo Spedalieri) e a due direttori (Gaetano Caterina e il sottoscritto).

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La tutela dell’ambiente e lo sviluppo del Molise

Manuela Cardarelli

Importanti oggi, sono i temi ambientali di cui quotidianamente si sente parlare dai telegiornali. Anche in Molise si avverte l’esigenza di tutelare l’ambiente; recentemente sono nati molti comitati sul territorio (voglio pensare a Toro, Montagano, Cercemaggiore e soprattutto a Campobasso). La popolazione vuole tutelare l’ambiente. La popolazione che si pone contro un sistema regionale che tenta di sperperare denaro allo scopo di insediare in questa piccola regione tremila pale eoliche, un inceneritore ed una centrale nucleare.

Una regione di 4438 km2, per intenderci un quarto della regione Lazio, potrebbe accollarsi tutti questi problemi ambientali?

Ricordiamo che mancano leggi che vadano a tutelare il paesaggio molisano. Esempio eclatante è la legge regionale 22/09 e le linee guida attuative adottata con Delibera di G.R. n. 1074/09 consentono l’installazione indiscriminata di torri eoliche, con rare salvaguardie e flebili tutele, col conseguente rischio che il Molise possa evolvere in una foresta cementificata con tremila pale eoliche. Non dimentichiamo che, a causa di questa legge che non prevede significativi vincoli paesaggistici, le c.d. “società del vento”, hanno richiesto la possibilità di installare torri eoliche anche nella zona di Altilia. Tutti sappiamo che quest’ultima è una zona che conserva in sé monumenti di particolare importanza storica. Per fortuna, un recente pronunciamento del Ministero dei Beni Culturali ha rigettato tale progetto per poter tutelare una zona così importante; questa era tutelata dalla l. regionale 15/08 successivamente abrogata troppo in fretta dall’attuale l. 22/09, perché dichiarata incostituzionale.

Non dimentichiamo inoltre che le società del vento che si presentano dai proprietari dei terreni sono società di poche centinaia di euro che però lavorano per conto di terzi; questi terzi sono imprenditori coinvolti in fenomeni mafiosi.

Non andiamo contro le rinnovabili, non andiamo contro le pale eoliche, ma sicuramente contro una mancanza di tutela per il paesaggio, una mancanza di tutela legislativa di cui pecca la regione Molise. Si a fonti rinnovabili purché si rispetti il vincolo paesaggistico e siano proporzionate alla superficie territoriale regionale.

Un’ulteriore battaglia è stata fatta a Montagano. Una battaglia contro l’inceneritore nella discarica, una discarica già adibita al possibile riciclo di rifiuti, già adibita alla raccolta differenziata.

Sappiamo, inoltre, che la nostra regione, ma in particolare Termoli, è uno dei possibili siti per la realizzazione di una delle dieci centrali nucleari italiane.

Bisogna sapere che grazie ad accordi italo-francesi, presi all’inizio del mese di aprile, si spenderanno miliardi di euro per avere energia atomica non prima di 15 anni e che, come dimostrato da uno studio del Cesi Ricerca del 2008, con la costruzione di 4 reattori EPR di terza generazione evoluta da 1600 MW l’uno, risparmieremmo, dal 2026 in poi, appena 9 miliardi di metri cubi all’anno di gas naturale, pari al 10% dei consumi attuali e al contributo di un rigassificatore di media taglia.

Nel 2008 l’Agenzia tedesca sul nucleare ha confermato che più si vive vicini alle centrali, maggiore è il rischio di malattie gravi. Per i bambini che vivono in un raggio di 5 km da una centrale nucleare la possibilità di contrarre la leucemia aumenta del 76% rispetto ai coetanei che vivono a oltre 50 km dall’impianto. Sarà forse per questo che il decreto sulle localizzazioni approvato dal governo Berlusconi prevede compensazioni economiche per le popolazioni che vivono vicini alla centrale?

Ricordo che il caso “Cernobyl” nel 1986 ha sconvolto il mondo: fusione del combustibile, esplosione e scoperchiamento del reattore, fuga di combustibile polverizzato, scorie e materiali radioattivi. Avevo appena 2 anni ma oggi mi raccontano che, in quegli anni, i cibi veniva surgelati per uccidere gli eventuali microbi, o come li si vuol chiamare. Vogliamo tornare indietro? O andare avanti e tutelare il nostro ambiente, il nostro territorio e soprattutto la nostra salute?

Lotta al saccheggio del territorio, sostegno ai disoccupati, ai nuovi poveri, alle piccole e medie imprese, ambiente pulito con le energie rinnovabili, puntando sulla Green Economy anche per creare nuovi posti di lavoro.

Un no deciso agli inceneritori e alle centrali nucleari. Legalità e quindi lotta alla corruzione e agli spreghi nelle pubbliche amministrazioni, ma anche tutela degli animali e della biodiversità con l’obiettivo di costruire una società a 360 gradi più pulita, a misura di uomo, ambiente e animali.